"Alla luce dell'antroposofia può essere chiamato senso umano xeria
tutto ciò che spinge l'uomo a riconoscere la presenza
di un oggetto, di un essere, o di un processo
in modo che egli sia autorizzato a situare questa presenza nel mondo fisico" 
Rudolf Steiner

 

E' mattina. Il suono penetrante e importuno della sveglia apre di prepotenza la porta del nostro mondo dei sensi attraverso l'udito.
Dove siamo stati fino a quel momento? Certo da qualche parte, in un luogo dove però la coscienza non si avvale dei sensi fisici, questo specialmente nelle lunghe pause di sonno senza sogni.
Ciò che di solito ricaviamo come memoria dalla notte è il sogno più o meno vivido, e anche in questo caso la coscienza sognante è pervasa di sensazioni, che comunque provengono da stati organici, da ricordi oppure da sensazioni esterne che si vestono, nel sonno, di immagini.
Il mondo che affrontiamo dal risveglio al nuovo addormentamento con la coscienza di veglia, è il mondo dei sensi, il mondo in cui la coscienza umana si lega e si  riflette nel mondo dei sensi fisici.
Detto altrimenti, tutto ciò che vive nella nostra coscienza terrestre usuale deve passare prima attraverso le porte dei sensi, per poi ricevere la successiva dovuta colorazione o elaborazione assolutamente personale.
Personale è anche la dotazione sensoriale:per esempio possiamo nascere con dieci decimi di vista, oppure con un deficit più o meno grave.
Dall'interazione dei personali talenti con le esperienze che collezioniamo,ma segnatamente con le prime esperienze nell'infanzia, dipenderà la particolare angolazione, cioè l'orientamento,l'ampiezza e la capacità di questi strumenti fondamentali.
Rudolf Steiner, attento osservatore della costituzione umana, ha scoperto altri sette sensi, oltre ai cinque usuali, e in più li classifica in tre gruppi, a seconda della loro funzione.
Egli ci indica come “sensi basali” quelli che utilizziamo per l'auto-percezione: non siamo coscienti di questa fedele e continua attività, ma in realtà è attraverso il  senso del tatto che ci delimitiamo in un sé corporeo.
Durante tutta l'esistenza poi, abbiamo la possibilità di percepire il benessere che proviene in modo semi-cosciente dalle profondità organiche: “senso della vita”.
Ci percepiamo anche attraverso il movimento, che non è solo quello degli arti... parlando eseguiamo complicate acrobazie con i muscoli laringei, ascoltando mettiamo in moto i piccolissimi muscoli che lavorano all'interno dell'orecchio. L'occhio è in una continua attività mediante i muscoli che lo circondano per mettere a fuoco gli oggetti. Tutto questo fa parte delle nostre percezioni:”senso del proprio movimento”.
C'è poi, nella vita della maggior parte dei bambini, un momento in cui, dopo mesi di strenui tentativi, riescono a mettersi in equilibrio sulle minuscole estremità. Momento grandioso in cui finalmente hanno a disposizione e libere le braccia. Il senso che ci conduce a tanto e che comunque mai ci abbandona, come del resto tutti gli altri, è il ”senso dell'equilibrio”.
I sensi basali sono quelli che ci consentono, in definitiva, di distinguere la nostra corporeità, oggetto in mezzo ad altri oggetti, come nostra "proprietà", fino a giungere all'identificazione; atto complesso e per niente scontato, che può verificarsi soltanto convivendo in    relazione con altri esseri umani, e in particolare imitando fedelmente la persona che ci accudisce.
L'essere umano appena nato non sa di se stesso. Per arrivare all'auto percezione sono necessari almeno tre anni di “serio” apprendistato. Primo segno esteriore di questa conquista è il pronunciare la parola "Io" e ancora di più, quando per la prima volta la sottolineiamo toccandoci la parte centrale del torace.
"Tramite il senso della vita l'uomo consegue sensazioni generali sulla propria corporeità; attraverso il senso del movimento percepisce variazioni nella corporeità; con il senso dell'equilibrio percepisce il suo rapporto con la spazialità... L'uomo percepisce con questi tre sensi il proprio corpo come un tutto che costituisce la base della sua consapevolezza di sè come essere fisico. Si può dire che con il senso della vita, il senso del movimento e il senso dell'equilibrio l'anima apra le porte nel bambino alla propria corporeità, percependola come mondo esterno a lei più vicino" (tratto da "Antroposofia")
Ma abbiamo bisogno anche di sensi (cosiddetti “mediani”) per distinguere le qualità della materia: così ci mettiamo in relazione con le particelle gassose tramite l'odorato, con il gusto ci avviciniamo e riconosciamo le qualità delle sostanze fluide.
La vista ci apre al mondo dei colori, e poi veniamo a   saperne ancor di più attraverso il senso del calore.
Gli ultimi quattro sensi, detti “superiori”, sono quelli che ci servono per entrare in relazione con gli altri esseri  umani. Primo fra tutti il senso dell'udito.
In realtà questo è il senso che sta a cavallo tra i sensi mediani e quelli superiori perchè ci fa scoprire i misteri più profondi della materia traducendo per noi il suono, ma in mezzo ai tanti suoni c'è quello della voce umana. E quando la voce umana compone parole e frasi, abbiamo un senso che giunge a svelarne la qualità: ”senso del linguaggio”. Questo senso ci indica “come” l'Altro ci parla.
La sensazione immediata del “cosa” stia dicendo è mediata dal “senso del concetto”.
Rudolf Steiner ci porta infine ad osservare ancora un altro senso: quello dell' ”io dell'altro”. Senso delicato, tenera pianta, che può, in talune difficili situazioni biografiche, venir portato a disseccarsi, tanto che si può giungere a non saper più comprendere l'entità umana che ci sta di fronte come ”io”, ma bensì come oggetto.
Perchè i sensi superiori si sviluppino in maniera sana, è assolutamente necessario curare con ogni mezzo quelli basali. Per un senso del linguaggio mobile bisogna aver potuto sviluppare elasticità nel senso del movimento.
Comprendere al volo la qualità di un concetto è possibile solo con un senso della vita sicuro di sé. E per il senso dell'io? Abbiamo visto che ad un certo punto della nostra esistenza giungiamo a toccare la parte centrale del torace, pronunciando la fatidica parola: IO.
Questo è il dono che l'intera compagine dei sensi ci affida. Latore del dono è il senso del tatto: l'esperienza tattile è l'esperienza determinata, se vi è una pressione, o indeterminata in assenza di stimoli pressori, del proprio limite corporeo. Dove batte il cuore, là sento il limite, il confine e dunque l'involucro del mio io. Solo con questa esperienza “basale” posso arrivare a percepire l'io di un altro essere umano, coronamento di tutto il mondo dei sensi fisici, il mondo dove la nostra coscienza di veglia vive.

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