Influenza A H1N1, la suina: cerchiamo di capirci qualcosa A H1N1

Negli ultimi anni si parla sempre di più di epidemie e pandemie, spesso si finisce con l’associare questi termini con la gravità della malattia. Sono invece due concetti diversi.

Da una parte abbiamo un problema di diffusione: epidemia quando coinvolge la maggior parte delle persone di una collettività, pandemia quando la diffusione è ancora più estesa e, come sembra annunciato per quest’ultimo tipo di influenza, coinvolgerà tutti i paesi del mondo. La gravità di una forma infettiva è altro ed è in relazione con il tasso di mortalità con lo sviluppo di complicazioni.

L’influenza suina o per meglio dire l’influenza causata dal virus influenzale A H1N1, sicuramente sta diffondendosi molto rapidamente, ma fino a ora si presenta da un punto di vista clinico in maniera molto blanda. Anche su vari giornali, superato il titolone a effetto, si parla del fatto che “la stragrande maggioranza delle persone toccate dal virus guarisce nel giro di una settimana e spesso senza bisogno di medicine” (da La Repubblica del 25 luglio).

La paura è che il virus muti e diventi quindi più aggressivo, se ciò accadesse il vaccino che stanno preparando sarebbe del tutto inutile. Quindi sarebbe senza senso sia se non mutasse, perché la maggior parte delle persone guarirebbe, con una percentuale bassissima di mortalità (o,4% in America, 0,2 in Inghilterra), sia se mutasse perché il vaccino non coprirebbe la mutazione. Perché allora ci parlano di vaccinazioni di massa, di chiusura di scuole e via di seguito?

In questo modo generano senz’altro un clima di terrore che da una parte “aiuta”, per usare un eufemismo, a vendere antivirali, vaccini, ecc… Dall’altro però non favorisce una risposta immunitaria ottimale, ormai è stato dimostrato anche da un punto di vista neuropsicoendocrinologico quello che in omeopatia, nella medicina tradizionale cinese e in tutte le medicine che vedono l’uomo come unità, era palese e cioè che la paura diminuisce le difese verso gli agenti esterni di qualsiasi natura essi siano e quindi ci fa ammalare di più.

Ultima osservazione che negli anni non ci si stanca di ripetere: la malattia acuta ha una sua funzione, è utile per alleggerire il carico a cui siamo sottoposti nella nostra vita, ci permette di staccare per un periodo più o meno lungo di tempo dalla nostra quotidianità, la produttività calerà, ma certamente il nostro organismo ne risentirà positivamente. Quanti si sentono più energici dopo aver avuto un episodio febbrile che li ha costretti a stare a letto a prenderci cura di se stessi, a riposare, alimentarsi in modo più sano, a staccare la spina per un po’?

Abbiamo scelto alcuni articoli che sembrano più esplicativi riguardo questa forma virale in modo che possiate leggere anche altro...

 

Vaccino, che grande imbroglio
Perché 23 milioni di dosi inutilizzate? Perché il contratto capestro con la Novartis? Perché il governo tace?
di Oliviero Beha
pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 17 gennaio 2010

Cronaca di un pasticcio annunciato: non c’era bisogno di parafrasare García Márquez per prevedere come sarebbe andata a finire. E non la storia dei vaccini anti-suina, dell’influenza A, del virus H1N1, illustrata su queste colonne già a fine ottobre, ripetutamente qui richiamata e oggi oggetto di discussione a base di dosi, cifre, impellenze (fasulle) varie. No.
Sui vaccini si può comunque sostenere (anche se sempre più a fatica…) che non si potesse rischiare, che in ogni caso la salute viene prima di tutto e senza prezzo, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva (pur in modo assai sospetto…) dichiarato la pandemia grave, ecc. ecc. Qui si parla piuttosto del contratto tra la multinazionale Novartis – che lo festeggia in Borsa – e il governo italiano. Qui si parla dei nostri soldi, impegnati in un accordo merceologico che non ha nulla di logico, di “umano”, di negozialmente sensato per nessuno. Intendo dire che nessuno con un briciolo di logica (onestà?) in nessuna parte del mondo avrebbe/ha firmato questo contratto oggi pubblico.

La Corte dei Conti sembra solo ora avviata a contestare il suo stesso operato precedente, dal momento che un “decreto direttoriale” del nostro massimo organo giudiziario contabile ha vistato questo contratto “in segretezza” alla fine di agosto in deroga eccezionale per questioni di urgenza e di allarme, neanche si trattasse di misure istantanee anti-terrorismo. Non torna nulla, né un contratto blindato, esoso e con clausole esclusivamente a favore della Novartis a livelli impresentabili, né la “segretezza” a questo punto sospettissima di cui sopra, né la differenza con i contratti per esempio della Francia, con numeri e clausole assai più accettabili per lo Stato francese, né la dipendenza dall’Oms che per inciso vanta oggi una bella storia di corruzione per uno scandalo scoppiato in Olanda (circa il suo principale consigliere nella materia, il prof. Albert Osterhaus), e perfino neppure lo stato di famiglia del ministro contraente, Sacconi, la cui consorte è direttrice generale di Farmindustria.

Che cosa dunque ha obbligato il ministero a un contratto in “questi” termini? Siamo un paese a sovranità limitata anche in questo campo così delicato? Non è forse questo il vero “contratto contro gli italiani” inteso (senza Vespa) a tutto tondo, letteralmente e metaforicamente?

 


La truffa dell’H1N1: più di 23 milioni di dosi inutilizzate. Gli spot del governo e la strana prelazione di Sirchia alla Novartis
di Sandra Amurri
Da Il Fatto Quotidiano del 17 gennaio

Il governo Berlusconi ha buttato via 184 milioni di euro. La Novartis ha incassato un miliardo di euro.
Il ministero della Salute ha sottoscritto un contratto con Novartis che definire sbilanciato a favore della multinazionale svizzera è poco, ma questo lo vedremo dopo aver puntato i riflettori su un altro fatto. Girolamo Sirchia – condannato in primo grado a tre anni per aver intascato tangenti, carcere scampato grazie all’indulto, sospeso per cinque anni dai pubblici uffici – nel 2004 quando era ministro della Sanità nel secondo governo Berlusconi, a trattativa privata (cioè senza gara pubblica) ha versato a Novartis 3 milioni di euro per avere diritto alla prelazione sull’eventuale produzione di vaccini in caso di pandemia. Ed è arrivata l’influenza H1N1.

"Costruita" la pandemia, il governo Berlusconi ha acquistato il vaccino dalla Novartis con un contratto che per le sue clausole previste è stato tenuto segreto, come "denuncia" la Corte dei Conti. 24 milioni di dosi per un costo di 184 milioni di euro da pagare anticipatamente con l’impegno da parte del governo di accollarsi la responsabilità di eventuali effetti collaterali e del pagamento nel caso di danni a terzi per motivi che non fossero attribuibili a difetti di fabbricazione.
A conti fatti i vaccini ritirati e distribuiti alle Asl sono stati pari al valore di 10 milioni contro i 184 pagati. E ne sono stati inoculati solo 865 mila. Il resto? Finiranno al macero visto che scadranno tra poco. Risultato: spreco enorme di soldi pubblici di cui nessuno risponderà. Morale: i cittadini sono stati ingannati tre volte in un colpo solo.

La prima quando l’allora viceministro e oggi ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ripeteva che eravamo di fronte a una pandemia mortale di dimensioni inimmaginabili creando tra la popolazione il panico.
Il secondo quando presi dall’ansia i cittadini si sono recati nei presidi ospedalieri per essere vaccinati e hanno scoperto che dovevano firmare il consenso informato in quanto il vaccino non aveva superato tutti i test obbligatori per essere immesso in commercio.
La terza quando hanno scoperto che lo Stato, cioè loro, aveva acquistato 24 milioni di dosi per 184 milioni di euro e ne aveva utilizzate 865 mila per 10 milioni di euro.

Tutt’altro esempio arriva invece dalla Polonia dove il primo ministro, Donald Tusk ha accusato le case farmaceutiche di voler scaricare la responsabilità per eventuali effetti collaterali in quanto il vaccino non era stato sufficientemente testato. E il ministro della Salute, il medico Ewa Kopacz, ha rincarato la dose aggiungendo che se le aziende produttrici non accettavano di assumersi la responsabilità legale per ogni caso di persona danneggiata i vaccini non erano acquistabili.
Stessa cosa ha fatto la Finlandia decidendo che chi voleva vaccinarsi poteva farlo a proprie spese e a proprio rischio e pericolo perché lo Stato non avrebbe né finanziato né distribuito quel vaccino.

In Italia invece sono stati buttati via 184 milioni di euro nonostante il parere contrario di moltissimi farmacologi – compreso quello del direttore dell’Istituto di ricerca "Mario Negri" di Milano, Garattini, secondo cui la corsa al vaccino si spiega con "la grande pressione delle industrie che ne avrebbero tratto forti guadagni" – che si trattava di un virus "dalla mite virulenza" e acquistare il vaccino non sarebbe stato "un grande affare".

Per i cittadini ma non per la Novartis, ovviamente. A questo si aggiunge che il vaccino, non casualmente a esclusione di quello americano, contiene lo squalene che secondo una ricerca condotta alla Tulane Medical School sui veterani della Guerra del Golfo vaccinati per l’antrace con un vaccino contenente l’immuno-coadiuvante MF59 (contenente lo squalene) ha dimostrato che "il 95% che ha sviluppato la Gulf War Syndrome, che ha causato migliaia di morti, aveva anticorpi verso lo squalene".

Ma sulla decisione del nostro governo pesa anche l’ombra del conflitto di interessi che è stato solo apparentemente risolto con la nomina di Fazio ministro della Salute, ruolo ricoperto da Maurizio Sacconi la cui moglie Enrica Giorgetti è direttrice generale di Farmindustria.
Certo la Novartis che ha prodotto il vaccino non è un’azienda italiana. Ma come si può ignorare che Farmindustria aderisce in ambito internazionale alla Federazione europea (EFPIA) e a quella mondiale (FIIM–IFPMA)? Oltre al fatto che il ministero della Salute, attraverso la AIFA (Agenzia italiana farmaci), stabilisce i prezzi dei farmaci, quali ritirare dal commercio e quali no. Ha il controllo su Farmindustria (che riunisce oltre 200 imprese del farmaco operanti in Italia, nazionali e a capitale estero) rispetto all’avviamento dell’impresa, alla natura degli stabilimenti, ai prodotti, all’immissione in commercio e alla presentazione del prodotto (etichetta, foglio illustrativo e pubblicità) ecc.

Conflitto denunciato da Antefatto.it? , ignorato dai media e descritto dalla britannica Nature, una delle più antiche e prestigiose riviste scientifiche nell’articolo “Clean hands, please” (Mani pulite, per favore) in cui si legge: “Per di più le connessioni tra i ministeri della Sanità e del Welfare con il sistema industriale sono sgradevolmente strette: per esempio la moglie del ministro Maurizio Sacconi è direttrice generale di Farmindustria, l’associazione che promuove gli interessi delle aziende farmaceutiche".

 


Mascherine e kit: il business parallelo
di Valentina Arcovio
da Il Fatto Quotidiano del 17 gennaio 2010

Per quasi un anno l’abbiamo chiamata pandemia. Ora che è possibile fare un primo bilancio di quello che in realtà è successo, l’influenza A, altro non è stata che una gallina dalle uova d’oro per le case farmaceutiche di tutto il mondo. Defilate dai riflettori – accesi per mesi sul virus e sulla conta dei contagi e dei decessi – le grandi multinazionali hanno piazzato i loro prodotti ovunque ci fossero i soldi per comprarli. Non solo vaccini e antivirali, ma anche gel igienizzanti per le mani, mascherine, analgesici e persino test diagnostici “fai da te” per un giro d’affari che sarà difficile quantificare con precisione, ma che certo viaggia intorno a cifre con nove zeri. Si stima infatti che dal momento in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’allarme pandemia, per i soli vaccini sono stati bruciati in Europa 5 miliardi di euro e 20 miliardi nel mondo. Per la Novartis una manna dal cielo. Tra ottobre e dicembre dello scorso anno la multinazionale svizzera ha stimato che la vendita del vaccino Focetria otterrà – oltre ai 184 milioni di euro del contratto con il nostro governo – tra i 400 e i 700 milioni di ricavi aggiuntivi. Non solo in Italia ma anche negli altri paesi che hanno scelto di acquistare questo vaccino. Lo scorso luglio la Novartis aveva già raggiunto accordi con 35 altri governi e aveva già siglato due contratti con il governo Usa per il valore di 979 milioni di dollari.

Le altre multinazionali non sono state però a guardare. Si stima che la britannica Glaxo-SmithKline abbia venduto a circa 20 paesi più di 400 milioni di dosi del suo vaccino Pandermix incassando più o meno 3,5 miliardi di dollari. Inoltre con la vendita di circa 190 milioni di dosi del farmaco antivirale Relenza il colosso britannico aveva subito pensato a incrementare gli incassi. La francese Sanofi, invece, ancor prima che il suo farmaco venisse approvato, aveva ordini per 205 milioni di dollari dagli Stati Uniti. Al momento le stime dei ricavi tra il quarto trimestre e la prima parte del 2010 si aggirano intorno 738 milioni di dollari.

Il vaccino però non è stato soltanto l’unica fonte di guadagno per BigPharma. La svizzera Roche ha infatti creato il suo business su un altro tipo di farmaco, l’antivirale Tamiflu. Già a partire dalla scorsa estate fino a settembre 2009 il Tamiflu ha registrato ricavi per 994 milioni di franchi svizzeri, quando invece gli analisti ne stimavano solo 538. Il grande successo dell’antivirale ha consentito alla Roche di battere le attese del mercato: si prevedevano ricavi per di 9,6 miliardi e alla fine, merito del Tamiflu, la multinazionale ha raggiunto quota 9,9 miliardi. Stando alle analisi degli esperti, le vendite del farmaco nel 2009 dovrebbero essere quadruplicate raggiungendo i 2,7 miliardi di franchi svizzeri rispetto aisoli 600 milioni del 2008. Affari d’oro anche per Baxter e Astra Zeneca. Secondo gli analisti, la prima avrebbe tratto un profitto di circa 750 milioni di euro e la seconda avrebbe raggiunto i 450 milioni di dollari quasi tutti nel quarto trimestre. Ancora più difficile è inoltre riuscire a stimare le vendite dei fantomatici test diagnostici “fai da te”. L’unica cosa che sembra certa è che nel nostro paese, quello della Voden Medical, l’“Ego test flu” sia stato acquistato da diverse “centinaia di migliaia” (dice Codacons) di italiani. Al costo di 14,50 euro a confezione, il test è ora sotto accusa per la sua “presunta” inefficacia. È contro la Voden Medical che si è infatti scagliata la seconda class action di Codacons. Potremo invece chiamare “business della prevenzione” i grossi ricavi provenienti da igienizzanti per le mani, le mascherine, i guanti e i termometri. Nei mesi di massima allerta era diventato quasi impossibile riuscire a trovarli. In particolare, l’Amuchina che, stando ad alcune stime, avrebbe addirittura quintuplicato le vendite. La casa farmaceutica Angelini avrebbe tratto un grosso profitto dal suo germicida per le mani. Tanto che per quasi una ventina di giorni è stato impossibile reperirlo nelle farmacie o nei supermercati. Complessivamente i gel disinfettanti per le mani a ottobre avevano registrato un incremento del 50% delle vendite. Hanno spopolato anche i kit completi anti-H1N1 che, facendo leva sulla paura del contagio, si sono di fatto resi necessari agli occhi del mondo.

 


Pandemia influenzale e mercato farmaceutico
Dr. Elio Rossi - Medicina Naturale n° 5 sett. 2009

La morte di Michael Jackson ha clamorosamente riportato all'attenzione generale, per meglio dire "globale", il problema delle reazioni avverse ai farmaci convenzionali, un fenomeno crescente in modo esponenziale anche da noi, se è vero che nel 2008 in Italia sono stati segnalati circa 11.500 casi che rappresentano il 5-7% dei ricoveri. È anche questo un risultato del bisogno dell'industria farmaceutica di aumentare costantemente il consumo dei farmaci attraverso la medicalizzazione di qualsiasi disagio, con la conseguenza inevitabile di una crescita insostenibile della spesa sanitaria, crisi dei sistemi di welfare e aumento esponenziale dei "malati di medicine".

Ma come convincere la gente ad assumere farmaci, quando la consapevolezza sui loro effetti negativi è ormai diventata patrimonio comune anche dei cittadini culturalmente meno preparati, e quindi sempre più inclini a ricorrere a medicine dolci, giudicate a ragione infinitamente meno aggressive di quelle convenzionali?

Un modo, per esempio, è ostacolare la messa in commercio dei farmaci generici che, si è calcolato, solo in Italia consentirebbero un risparmio di almeno mezzo miliardo di euro. Risulta a questo proposito che dal 2000 al 2007 siano stati messi in commercio solo 27 generici all'anno, mentre nel quinquennio dal 1995 al 1999 ne arrivavano nelle farmacie almeno 40 e comunque, il prodotto low cost ci mette fino a 20 mesi ad arrivare sul mercato dopo la scadenza del brevetto.

Ma il sistema migliore, più volte sperimentato, per promuovere a dismisura il consumo farmacologico è scoprire (inventarsi?) nuove malattie, oppure, come nel caso attuale della "pandemia di influenza suina", ingigantendo e amplificando gli effetti di un dato fenomeno patologico per incidere così sulla vulnerabilità delle persone, in questo caso già sapientemente sensibilizzate al tema dalle recenti esperienze della SARS e dell'influenza aviaria.

Nell'aprile 2009 è stato identificato un nuovo ceppo dell'influenza umana A H1N1 che, secondo i dati dell'OMS, alla data del giugno 2009 era diffuso in almeno 121 paesi del mondo. I dati, peraltro molto diversi da paese a paese e spesso decisamente contradditori, ci dicono che, salvo nel paese di origine della pandemia, il Messico, la mortalità (lo 0.4% è il tasso previsto) è sostanzialmente simile a quella che si rileva annualmente in ogni forma influenzale, considerato tra l'altro che i casi accertati sono certamente molti meno dei casi effettivamente presenti nella popolazione.

Si è parlato molto, e in alcuni casi lo si è fatto, di bloccare i viaggi intercontinentali e di isolare in quarantena i viaggiatori sospetti di avvenuto contagio, ma la pandemia dell'influenza A "non si può fermare e tutti i paesi avranno bisogno del vaccino". E' stato il commento di Marie-Paule Kieny, direttore di Initiative for Vaccine Research dell'Oms.

La grande preoccupazione collettiva nasce soprattutto dalla velocità con cui il virus si estende in tutti i continenti, grazie al sistema globale di comunicazione veloce oggi esistente, sei settimane anziché sei mesi per diffondersi a livello mondiale, e della somiglianza del virus H1N1 con il virus responsabile dell'influenza spagnola che fece milioni di morti negli anni ‘20 del secolo scorso.

Naturalmente, come si è soliti fare nell'ambito della medicina convenzionale, tutto il peso della mortalità viene attribuito all'aggressività del virus e non già alle condizioni psicofisiche dell'ospite, quasi che nulla conti la capacità di risposta del sistema immunitario del paziente, a sua volta influenzata dalle sue condizioni socioeconomiche di vita, cosi diverse oggi rispetto a cento anni fa.

Si sta parlando di un uso generalizzato dei farmaci antivirali, considerati efficaci in fase acuta (mentre non lo sarebbero a scopo preventivo), con il conseguente rischio di creare facilmente resistenze, ma soprattutto si parla di vaccinazione di massa, di milioni di dosi che ogni paese dovrebbe cominciare a distribuire al ritorno dalle vacanze, con un business preventivato di oltre 10 miliardi di dollari, con un'efficacia degli stessi per lo meno dubbia, visto le possibilità di sperimentazione molto limitate per la ristrettezza dei tempi di realizzazione, oppure troppo ritardata se realisticamente si pensa che una sua distribuzione possa avvenire non prima del prossimo novembre.

E comunque ricordiamo come la vaccinazione antinfluenzale non sia priva di effetti avversi, anche se questi vengono da sempre poco monitorati e ancor meno registrati, e che in questo caso, per la pressione esercitata per avere tempi veloci di realizzazione, lo saranno probabilmente ancor meno. In poche parole l'impressione è che potremmo essere ancora una volta di fronte a una gigantesca campagna pubblicitaria mondiale per il lancio di nuovi farmaci antivirali e vaccini, mascherata da campagna di prevenzione di massa e sostenuta dai fondi pubblici anziché, come dovrebbe, dagli investimenti privati delle grandi industrie farmacologiche mondiali. Un ottimo affare, non c'è che dire, per "Big Pharma", e proprio alla vigilia della scadenza, tra il 2009 e il 2012, di decine di brevetti di farmaci blockbuster che, secondo Ims Health, oggi fatturano 134 miliardi di dollari l'anno.

Ci auguriamo di essere in errore e speriamo davvero che certi allarmi siano solo eccessivi, e non solo commercialmente interessati, ma, come si dice, a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca.

 


Ma dietro quei freddi numeri può non esserci un rischio serio
Repubblica — 05 agosto 2009 pagina 10 sezione: CRONACA

ROMA - «L' Oms fa il suo lavoro: calcola, applica modelli matematici, fa previsioni. Che si tratti di malattie gravi o di un virus mite come l' influenza, per lei non fa differenza». Mauro Moroni, professore di malattie infettive all' università di Milano, valuta senza troppa preoccupazione l' ultimo allarme lanciato da Ginevra dall' Organizzazione mondiale della sanità. La dichiarazione dei 2 miliardi di contagiati non rischia di creare inutili allarmi? «L' Oms ha dato un giudizio sulla rapidità di diffusione del virus, non sulla sua gravità. Spetterà poi ai singoli governi prenderei provvedimenti commisurati al rischio. Ma alle autorità di Ginevra viene chiesto solo di valutare dei parametri oggettivi relativi alla contagiosità del virus, come il numero di persone che ogni singolo ammalato riesce a infettare e la rapidità con cui la pandemia si diffonde. Basta». Come fa una persona comune a orientarsi tra questi messaggi di allarme? «H1N1 è un' influenza. Non è colera, vaiolo o Ebola. Avremo qualche disagio se molte persone resteranno a letto invece di andare al lavoro. Gli ospedali si ritroveranno con un numero maggiore di pazienti da curare, ma nulla di più. Come virus influenzale, H1N1 si è anche dimostrato piuttosto mite. L' esperienza delle ultime settimane ci lascia sereni». Però c' è molta incertezza sul reale numero dei casi e su quali siano le persone più a rischio per questo virus. «Si tratta di un virus nuovo anche per noi e sta colpendo Paesi diversi in maniera differente. La buona notizia è che H1N1 contagia con meno frequenza le persone al di sopra dei 60-65 anni, che sono quelle più a rischio per la normale influenza stagionale. Negli anni ' 70 infatti circolò un virus simile a quello attuale e gli anziani ne hanno conservato una memoria immunologica. I giovani invece si trovano completamente privi di protezione, e si ammalano più facilmente. Ma se sono in buona salute sono meno soggetti alle complicazioni. L' unica categoria a rischio segnalata finora sono le donne in gravidanza. È a loro si dovrebbe dare la precedenza quando il vaccino sarà pronto». - (e.d.)

 

 

Il punto di vista di Silvio Garattini, farmacologo dell’Istituto Mario Negri di Milano
Il Messaggero (il messaggero.it) il 24 luglio

La corsa alla vaccinazione di massa (a neonati, bambini e adolescenti, adulti e anziani) tanto propagandata da politica e mass media trova come unica motivazione la vera corsa delle industrie farmaceutiche a vendere e produrre “salute” esclusivamente alle proprie casse. Consideriamo i numeri, di massa appunto, e pensiamoli in termini di entrate nei loro bilanci economici.

Il farmacologo Silvio Garattini lo dice senza mezzi termini: se il virus A/H1N1 della nuova influenza non muterà, acquisendo dunque una maggiore virulenza rispetto allo stato attuale, la vaccinazione di massa annunciata dal governo italiano e da quelli di molti altri Paesi «non è necessaria». Una corsa al vaccino, quella determinatasi nelle ultime settimane - mentre i vari colossi farmaceutici impegnati nella produzione si preparano ad avviare la sperimentazione clinica sull'uomo da agosto - che Garattini considera quanto meno eccessiva. Tutto si basa, dice, su «ipotesi, di cui non si sa se siano vere o meno». Perplessità, dunque, sulla reale opportunità ed efficacia dei piani di vaccinazione di massa. Ma non solo. Dietro quella che l'esperto definisce, appunto, una «corsa», si cela altro. Si celano, afferma, enormi interessi economici. Ed anche questo Garattini lo dice in modo chiaro: «Al momento c'è, certamente, una grande pressione da parte delle industrie, che da tale corsa trarranno molte risorse economiche». Un'opinione fuori dal coro, quella del direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, che invita anche a un'ulteriore riflessione: l'attenzione è tutta sulla nuova influenza e «si dimenticano - denuncia - le altre tragedie sanitarie in atto» come l'Aids e la malaria.

«C'è allarmismo, questo è un virus mite». Il virus A/H1N1, ha detto Garattini già nelle scorse settimane, «ha una virulenza mite. Bisogna informare, ma il pericolo - sostiene - è per quelli che vengono dalle zone colpite». Quanto ai farmaci antivirali da utilizzarsi in caso di contagio, come il Tamiflu, Garattini rileva che «in realtà l'attività del farmaco è poca. Nell'influenza normale si risparmia un giorno di malattia su cinque o sei. Però ci sono effetti collaterali. Non è che si faccia un grande affare a prenderlo».

«Se il virus non muta, la vaccinazione di massa non serve». Se il virus A/H1N1 manterrà il livello di virulenza attuale con la bassa aggressività clinica sinora registrata, «non c'è la necessità di vaccinare tutta la popolazione» ma, afferma l'esperto, «sarebbe piuttosto opportuno valutare l'ipotesi di vaccinare solo gli operatori sanitari».

L'ombra degli interessi delle aziende. «Certamente - ha detto Garattini - c'è una grande pressione da parte dell'industria, che ne trarrà molte risorse economiche. Infatti, solo fra alcuni mesi si potrà vedere se è veramente necessario questo quantitativo di vaccino in produzione oppure no. Ma se il virus rimane quello che è al momento, allora non ci sarà bisogno di vaccinazioni di massa».

«Anche se il virus mutasse, non è detto che il vaccino funzioni». Se invece il virus dovesse mutare, ha avvertito Garattini, «non è detto che il vaccino in produzione sia in grado di proteggere. Dunque, realisticamente, quello che andrebbe fatto in questo momento è cercare di diminuire le possibilità di infezione, controllando le frontiere e invitando la gente ad evitare luoghi a rischio e affollati e ad adottare strette misure igieniche».

«Si dimenticano le tragedie vere». Il punto, sostiene Garattini, «è che si sta focalizzando l'attenzione solo sulla nuova influenza, dimenticando le altre emergenze sanitarie in atto, a partire dall'Aids». Al momento, ha concluso Garattini, «non siamo di fronte a un reale pericolo e il numero di contagio da virus A/H1N1 nel mondo, sebbene in crescita, resta comunque inferiore a quello relativo a una normale influenza stagionale».

 


Pochi i test sull'uomo per i vaccini dell'influenza suina
fonte: Edizioni Salus – autore: la Redazione, pubblicato il 19 luglio (edizionisalus.it/articoli)

L'epidemia di influenza "A" sta montando rapidamente, e si teme un ulteriore boom tra agosto e settembre, tanto da indurre l'Europa ad accelerare la produzione dei vaccini, soprattutto per i piu' piccoli. Ma sulle pagine dell'autorevole quotidiano inglese "The Independent" gli esperti mettono in guardia sui possibili rischi nella somministrazione cosi' "frettolosa" di vaccini che, per forza di cose, non saranno ancora stati testati a sufficienza sull'uomo. In particolare, denunciano gli scienziati, le prime dosi di vaccino contro l'influenza suina saranno distribuite al pubblico ad agosto prima che siano disponibili dati completi sulla sua sicurezza ed efficacia. Inoltre, a differenza del vaccino contro l'influenza stagionale, quello per il nuovo virus sara' somministrato in due dosi, in quantita' piu' massicce dunque, e dovrebbe contenere prodotti chimici additivi che aumenteranno il rischio di effetti collaterali.

Su questi temi sono in corso frenetiche sperimentazioni, ma e' probabile che i bambini, piu' vulnerabili alla influenza suina e quindi presumibilmente i primi a venire vaccinati, saranno trattati almeno un mese prima che i risultati dei test siano pronti e analizzati. Secondo Adam Finn, professore di pediatria presso l'Universita' di Bristol e esperto in materia di vaccinazione, "ci sara' un periodo in cui si dovra' valutare attentamente il rischio, e il rapporto costi-benefici, specie se ci sara' un ulteriore aumento dei casi e dei decessi. Di certo si deve agire il piu' presto possibile".

Sicuramente l'Emea accelerera' i processi di autorizzazione all'utilizzo dei vaccini, anche dietro la pressione dell'opinione pubblica, ma i medici invitano alla prudenza: un precedente di vaccino contro l'influenza suina si e' infatti rivelato peggiore del male. Nel 1976 oltre 40 milioni di persone erano state vaccinate in America contro una precedente "versione" del virus, col risultato di 25 morti e 500 ammalati di una rara infiammazione del sistema nervoso, la sindrome di Guillain-Barre, ritenuto un effetto collaterale del farmaco e che ha portato alla paralisi e alla morte diverse persone. Anche per questo il dibattito e' aperto tra i produttori, l'Emea e i ministeri della Salute europei su quanti e quali dati scientifici saranno indispensabili prima di dare il via libera a un vaccino. Secondo un portavoce dell'Emea i primi campioni del vaccino pandemico completamente funzionali sono attesi per la fine di luglio e una decisione in merito alla loro approvazione sara' presa entro un termine di cinque giorni. Sono stati svolti test su un gruppo di 200-400 pazienti, ma il vaccino potrebbe essere distribuito prima di conoscere l'esito dei test.

"I primi vaccini non avranno il conforto di una sperimentazione clinica completa - ha confermato il portavoce dell'Emea - mentre ci aspettiamo i dati intermedi sugli adulti a partire da settembre e i dati pediatrici da ottobre in poi".

 

La prima pandemia del XXI secolo - Virus A/H1N1
fonte: Edizioni Salus – autore: Eugenio Serravalle, pubblicato il 18 luglio (edizionisalus.it/articoli)

Responsabile un virus influenzale (A/H1N1) nato da un triplice riassortimento aviario, suino e umano, che dal Messico si è diffuso in quasi tutto il mondo. Inizialmente è stato chiamato “virus dell’influenza suina” poiché pare che il riassortimento virale sia avvenuto negli enormi allevamenti intensivi di maiali. Poi il virus ha iniziato a trasmettersi tra gli esseri umani, viaggiando velocemente, favorito dai voli aerei transcontinentali. Se altri microrganismi hanno avuto bisogno di almeno sei mesi per diffondersi in tutto il mondo, la nuova influenza si è propagata in poche settimane. Le immagini del contagio rimbalzano su tutti i telegiornali, aumenta la paura, si diffonde ancor più velocemente il panico, gli spettri delle pandemia precedenti sono sempre evocati. Virus letali: in quanti film catastrofisti sono i protagonisti indiscussi?

Si confondono, come sempre, trattando temi che riguardano la salute e quindi la vita delle persone, affermazioni ed opinioni con dati scientifici e risultati di ricerche cliniche.

Sono ancora molte le domande aperte su questo nuovo virus influenzale, sulla sua origine (perché è iniziato in Messico?), sulla sua evoluzione (ci sono microrganismi associati che circolano contemporaneamente? quali sono i gruppi di età più colpiti?), sulla nostra capacità di affrontarlo (cosa c'è di insolito in questa epidemia?) e soprattutto di chiederci, onestamente, quanto hanno influito sulla sua comparsa elementi incontrollabili e quanto condizioni create dall’uomo.

Maiali che vivono e vengono macellati in allevamenti intensivi sono soggetti ad una serie di malattie che rendono indispensabile l'uso massivo di farmaci ed antibiotici, con grave danno del loro (e di conseguenza del nostro) sistema immunitario. “Siamo quel che mangiamo”, ma siamo anche quel che mangia quello che mangiamo noi.

Altre ipotesi sull'origine e sulla diffusione della malattia parlano di un errore umano verificatosi in laboratori di ricerca e di studio dei virus. Questo è quanto sostiene Adrian Gibbs, virologo australiano, uno dei “padri” dell’antivirale oseltamivir (farmaco anti-influenza più noto con il nome Tamiflu), in una comunicazione inviata all’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e ai Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc). Già nel 1977 un virus influenzale del tipo H1N1 venne prodotto per errore in seguito alla cattiva gestione di un laboratorio in Russia.

A queste domande giornali e televisioni non cercano risposte: l'informazione, che è linfa vitale della democrazia, esalta così non il racconto del fatto – cioè la sua origine, il suo sviluppo, l'accadere - ma solo gli aspetti che più di altri colpiscono l'emotività: a grossi caratteri si parla di pandemia.

La definizione di pandemia, in realtà, non comporta un criterio di gravità, anche se il termine evoca subito “la spagnola” con il suo carico di morti. E' usato per segnalare un criterio di diffusione: quando la diffusione di un virus è sostenuta e persistente in più continenti. «Pandemico significa globale, ma non ha connotazioni di gravità», ha puntualizzato il portavoce dell'Oms, Gregory Hartl, ma il seme della paura germoglia. Il grande numero di decessi segnalati inizialmente in Messico, è stato ridimensionato anche se la situazione epidemiologica di quel territorio rimane poco nota. Il virus, è vero, circola rapidamente, ma si presenta con sintomi lievi, come nelle banali sindromi virali, con facile guarigione spontanea. Eppure ogni giorno apprendiamo che qualche nuovo caso è segnalato in qualche città o paese a noi vicino. Se questa accuratezza di diagnosi eziologica (cioè l'identificazione precisa dei virus in tutte le patologie di lieve entità) fosse estesa a tutte le malattie, la medicina moderna farebbe enormi progressi.

L'indice di mortalità della “nuova influenza” è veramente basso: meno dell' 1 per cento. Molto inferiore al tasso di decessi per l' influenza stagionale, che varia tra il 5 e il 15 per cento. Durante le epidemie influenzali, quando normalmente non ci si preoccupa di eseguire diagnosi di laboratorio per identificare il virus, la morte per influenza di un anziano o di una persona con patologia cronica (una cardiopatia, una bronchite cronica, ad esempio) viene attribuita in genere alle complicanze di queste patologie, e non all'influenza stagionale. Cosa che non succede quando si formula la diagnosi di nuova influenza: in questo caso, la responsabilità del decesso è generalmente riferito al virus. Eppure, nonostante questo artificio statistico, la malattia non risulta particolarmente aggressiva. Al contrario dell'influenza aviaria, che avrebbe dimostrato un tasso di mortalità di circa il 40 per cento, ma che, generalmente, non si trasmette da uomo a uomo.

In realtà è verosimile che il numero dei casi reali della nuova influenza sia fortemente sottostimato, dal momento che i sintomi sono così aspecifici e a volte anche molto lievi. Ciò rende ancora più difficile valutare la reale proporzione delle complicazioni e dei decessi.

Tanta preoccupazione per una malattia molto contagiosa, ma estremamente benigna. Questo virus H1N1 è caratterizzato da una particolare forma della proteina di superficie, che si lega male ai recettori presenti nel tratto respiratorio umano, secondo i ricercatori dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) Usa. "Il virus è capace di legarsi ai recettori umani, ma chiaramente è limitato", ha affermato Ram Sasisekharan, direttore della divisione Scienze della salute e tecnologia del Massachusetts Institute of Technology (Mit). Questo legame limitato, debole, insieme a una piccola variazione genetica in un enzima dell'H1N1, spiega perché il virus non si diffonde con la stessa efficacia dell'influenza stagionale. I ricercatori hanno poi scoperto una seconda mutazione che ostacola l'abilità dell'H1N1 di trasmettersi rapidamente. In pratica, il nuovo ceppo del virus non presenta la versione del gene PB2 cruciale per una rapida diffusione nell'uomo.

Tanti governi – compreso il nostro - hanno annunciato la disponibilità di scorte di antivirali ai quali il virus è risultato suscettibile (Oseltemivir, Tamiflu e Zanamivir, Relenza) veicolando un messaggio indiretto di protezione certa. Ma la suscettibilità riscontrata in vitro è cosa diversa dall’efficacia clinica, non brillante neppure verso l’influenza stagionale, che andrà verificata sul campo. Basterebbe una singola mutazione per portare a un'inefficiente interazione del microrganismo con l'oseltamivir (Tamiflu), il farmaco usato per curare i pazienti,e potrebbero così emergere facilmente ceppi resistenti al Tamiflu. Inoltre l' uso esteso e indiscriminato degli antivirali potrebbe favorire l'insorgere di resistenze, come già riscontrato. L'uso degli antivirali è stato esteso recentemente anche ai bambini sotto l’anno di età e nelle donne gravide in base a una valutazione teorica di maggior beneficio rispetto al rischio. Ma questo andrebbe verificato, anche alla luce delle numerose e gravi reazioni avverse segnalate in bambini giapponesi dopo la somministrazione del farmaco. In un report del BPCA ( Best Pharmaceuticals for Children Act ) sono state riportati eventi neurologici e psichiatrici, come delirio, allucinazioni, confusione, comportamento anormale, convulsioni ed encefalite. In 12 pazienti pediatrici l’esito è stato fatale. E' vero che in molti di questi casi, una relazione tra impiego di Tamiflu e morte era difficile da valutare a causa dell’assunzione di altri farmaci, della presenza di altre patologie e/o per la mancanza di approfondite informazioni nella segnalazione, ma è certo che non è prudente per tutti i bambini assumere questo farmaco (che va somministrato entro 48 ore dalla comparsa dei primi sintomi) senza ulteriori dati di sicurezza, per una patologia che si risolve in genere spontaneamente.

Intanto la corsa al vaccino è cominciata. Il ceppo «madre» del virus della nuova influenza A/H1N1 è finalmente arrivato nei laboratori delle aziende farmaceutiche: per settembre-ottobre saranno pronti sia il vaccino antipandemico, sia il vaccino contro l' influenza stagionale.

Ma siamo proprio sicuri che sarà efficace?

L’assoluta novità del virus e il possibile utilizzo di nuove tecnologie, fanno sì che la reale efficacia e sicurezza del vaccino si potranno conoscere solo dopo l’introduzione su larga scala. Fino ad allora è tutto un tirare ad indovinare. Eppure i vaccini godono ancora di questo privilegio: sono considerati uno strumento salvifico, a prescindere, prima della dimostrazione clinica.

Conviene allora ricordare che, per il vaccino contro l'influenza stagionale, importanti studi scientifici hanno affermato che “L’efficacia del vaccino nei bambini, così come negli anziani, è risultata incerta, quando non addirittura assente”. Non c’è ragione di vaccinare i bambini sani. Innanzitutto, perché non sappiamo se e quanto funzioni la vaccinazione per l'influenza nel bambino, come è stato confermato da uno studio pubblicato sugli Archives Of Pediatrics And Adolescent sugli esiti della vaccinazione nei bambini con meno di 5 anni. E non bisogna scambiare per influenza le numerose patologie virali che possono interessare i bambini durante l'autunno e l'inverno. C'è molta confusione a proposito: i classici sintomi del raffreddore, mal di gola e febbre che mettono a letto grandi e piccoli non sono sempre riconducibili al virus dell'influenza ma, nella maggior parte dei casi, ad altri virus e patogeni. Si parla in questi casi, di sindrome simil influenzale. Si stima che siano positivi al virus dell'influenza solo tre adulti su dieci e un bambino su dieci che presentano i sintomi simili all'influenza. E sulle forme simil-influenzali l'efficacia della vaccinazione è ovviamente zero.

E la sicurezza? Abbiamo la certezza che il rapporto rischio/beneficio sia favorevole?

Un'epidemia influenzale si verificò nel 1977 in un campo militare del New Jersey causando 500 malati e la morte di un giovane soldato. Anche allora si sostenne che l'epidemia che si stava verificando era dovuta a un virus molto simile a quello della famigerata 'spagnola'. La paura di un ritorno di quel flagello sfociò nell'annuncio del presidente Ford che il Governo federale americano avrebbe stanziato 135 milioni di dollari per la messa a punto di un vaccino con il quale l'intera popolazione statunitense avrebbe potuto essere protetta. Ma l'alta frequenza di reazioni avverse gravi alla vaccinazione, come la sindrome di Guillain Barré , causò la sospensione del programma vaccinale, per il timore dell'industria farmaceutica di pagare ingenti risarcimenti per i danni provocati ai soggetti sottoposti alla vaccinazione.

L'ultima considerazione che leggiamo in questi giorni è legata alla diminuzione della produttività se in tante, troppe persone saranno messe a letto dalla nuova influenza. Io credo di svolgere un lavoro utile (non mi considero indispensabile), che svolgo con passione. Ma non per questo rinuncerò al diritto, se febbre e tosse avranno il sopravvento, di stare cinque giorni a letto, in attesa della guarigione.

Ringraziamole fonti citate, grazie al loro lavoro abbiamo potuto raccogliere elementi esplicativi per comprendere meglio e su cui poter riflettere.

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